L’essere uMAAMo

L’essere uMAAMo

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Quando parliamo del MAAM non parliamo solamente del Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz. Ma parliamo della Prenestina, della periferia di Roma Est, di un luogo occupato da persone. Un luogo che, precedentemente, era una fabbrica che insaccava salumi, e oggi è un esempio di convivenza adattata tra famiglie di varia provenienza geografica. Le quali, a loro modo, hanno trovato un equilibrio ammirevole di coabitazione.

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> Il MAAM, il museo umano

È la prima volta che racconto la storia di uno stabile occupato, ed è la prima volta che interiorizzo determinate emozioni. Entrare nel MAAM ha scaturito nel mio animo sentimenti contrastanti. Tra la rabbia per una vicenda che è finita nel dimenticatoio sociale delle cronache e la purezza degli essere umani che vogliono sopravvivere a ogni costo. In un contesto, purtroppo, abbastanza degradante, dove il rischio è dietro l’angolo. L’atmosfera, poi, è quella di un cimitero a cielo aperto, che fagocita le narrazioni delle persone, tenendole per sé, all’interno delle proprie mura, proteggendole e, allo stesso tempo, costringendole a una vita di stenti.

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> L’intervista a Paolo Di Vetta

L’occasione per conoscere più da vicino questa realtà mi viene data da Policromi. Assieme a questa associazione culturale, infatti, mi sono recato all’interno del ventre dell’umanità dimenticata per conoscere Paolo Di Vetta, attivista dei Blocchi Precari Metropolitani di Roma. Grazie alla sua esperienza, capisco com’è avvenuta l’evoluzione del MAAM. Nel riportare la sua testimonianza, ho provato a realizzare un servizio mettendo in risalto le sue parole attraverso le immagini di un percorso decisamente altalenante. Dapprima, infatti, i tag dai forti colori accesi, ognuno con un proprio messaggio, per poi addentrarmi sempre più in uno spazio dalle tonalità più tenue. A indicare, forse, l’entrata verso un qualcosa da celare, per preservare l’esistenza umana del posto.

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> L’essere uMAAMo

Ho cercato di incanalare tutte queste impressioni nel mio servizio “L’essere uMAAMo“, un gioco di parole per sottolineare fin da subito l’obiettivo del mio lavoro: parlare di umanità. Ringrazio l’associazione Policromi per avermi concesso l’opportunità di poter pubblicare questa storia all’interno del mio blog.

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