Cosa ho imparato al Festival Internazionale del Giornalismo

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Dal 3 al 5 aprile 2019 sono andato a Perugia per il Festival Internazionale del Giornalismo. Prima volta per il mio blog, ma non per me, che a questo evento partecipai come uditore diversi anni fa. Stavolta, però, sono tornato con un unico scopo: capire che aria tira in questo ambiente lavorativo. Perché, nel corso degli ultimi anni, il giornalista è ha assunto connotazioni particolari, è diventata una figura multiskillata e, per certi versi, odiata. Una categoria che, per i non addetti ai lavori, è divenuta radical chic in tutto e per tutto. 

Programma alla mano, ho seguito convegni, workshop e conferenze stampe sui temi più attuali riguardanti questo mondo, intervistando esperti del settore che, alla mia videocamera, hanno spiegato nel dettaglio il mondo del giornalismo. Prima di vedere l’elaborato, però, è bene fare qualche considerazione assieme a Dick

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> Il Fact-Checking

“Non importa se la notizia è falsa, l’importante è il concetto”. Eh no, caro mio. Perché ormai, anche il lettore (pure quello di pancia) è incluso nel meccanismo della veridicità di un’informazione, con tutte le conseguenze del caso. Il dovere di un giornalista è di verificare al millimetro che una notizia sia vera e che non riporto nulla di errato. Tuttavia, oggi come oggi, il lavoro viene spesso (e volentieri) minato da individui online che modificano e alterano un’informazione. Di conseguenza, plasmano una realtà che non sussiste su basi che non sono solide. Quindi, bisogna sempre soffermarsi sulla veridicità di quanto leggiamo, ascoltiamo o vediamo, altrimenti il castello di carta delle opinioni casca con una semplice folata di vento.

> Il giornalista-videomaker

Il video è un elemento in continua ascesa, ma chi lo crea non ha ancora una definizione ben precisa. O meglio, ce l’ha, ma non è riconosciuta universalmente. Nonostante sia nevralgico per una redazione, il giornalista-videomaker è ancora considerato ‘quello con la telecamerina’. Un concetto che, dopo l’avvento del citizen journalist, si pensava superato. E invece no, mostrando ancora una volta un danno d’immagine per la professione svolta in Italia. 

“Se vabbé, mo’ dici così perché anche tu imbracci una telecamerina”. Eh no, testardo di un Dick. Si tratta di un vecchio detto: dare a Cesare quel ch’è di Cesare. In quanto il lavoro di un giornalista-videomaker non vuole in alcun modo sostituire figure esistenti come l’operatore o via discorrendo, ma desidera che gli vengano riconosciuti determinati meriti. Come, ad esempio, la grande capacità di multitasking che concentra su di sé: giornalista, montatore e videomaker, per dire. 

> Un lavoro pericoloso

Se l’esperienza di Federica Angeli non l’avesse fatto intuire, qui è bene ribadirlo: il giornalismo può essere un mestiere pericoloso. Basta andare in una zona calda imbracciando un taccuino o una telecamera per essere presi di mira da persone che odiano pubblicamente la categoria. E fanno di tutto per dimostrarlo. Ricordatevi questo nome: Federico Ruffo, che ho incontrato al Festival Internazionale del Giornalismo.

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“Ma tanto siete tutti radical chic”. ‘Sta cosa me la dovrai spiegare prima o poi, Dick. La crisi dell’editoria ha portato inevitabilmente a una crisi di retribuzione nel mondo del giornalismo, al pari di tante altre categorie lavorative. Questa divisione socioeconomica non ha motivo di esistere, e si mostra per quel ch’è: uno stereotipo privo di alcun fondamento reale. E lo dico da giornalista povero come pochi.

> I contratti

Dunque, arriviamo alla parte più tosta di tutte, alla parcellizzazione del mercato che sta mettendo in ginocchio un po’ tutti. Chi ne risente maggiormente, tuttavia, sono i giovani che amano questo mestiere e si avvicinano con passione alla professione. Ciò che si vuole sottolineare, in un’ultima istanza, è l’esigenza di un vero cambiamento, che possa assicurare un quieto vivere sia a chi la professione la sta percorrendo da anni sia a chi, un giorno, vorrà far parte di questo incredibile universo. Che, alla fine, non è così radical chic come credi, Dick.

> Cosa ho imparato al Festival Internazionale del Giornalismo

Dove non arrivano le parole, arriva l’immagine. Durante la mia permanenza a Perugia, ho intervistato diversi speaker intervenuti al Festival Internazionale del Giornalismo, con l’obiettivo di farmi spiegare cosa sta succedendo alla professione declinata nei 4 punti presentati finora.

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