Cosa significa essere “Testimoni dei Testimoni” della mostra su Auschwitz-Birkenau

Cosa significa essere “Testimoni dei Testimoni” della mostra su Auschwitz-Birkenau

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“Visitando la mostra Testimoni dei Testimoni diventi anche tu un Testimone. In quanto tale sei invitato a custodire e tramandare la memoria di ciò che è stato”. Questo è il biglietto che mi viene consegnato all’entrata della mostra Testimoni dei Testimoni, in scena al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Su suggerimento di un amico, mi è stato fatto notare che, fino al 31 marzo 2019, esiste un’esperienza lungimirante su una nuova dimensione narrativa di Auschwitz-Birkenau.  

> La carrozza

All’entrata della mostra c’è una carrozza di legno che, nella sua semplicità, ricorda fedelmente i carghi che venivano utilizzati per trasportare le persone ai campi di concentramento. Lo spettatore è invitato a entrare nel vagone, nel quale viene rinchiuso nella quasi totalità del buio. Un audio rompe il silenzio e conquista il contesto diffondendo l’urlo di cani rabbiosi, lo stridere di rotaie delle locomotive e i discorsi di Hitler e Mussolini inneggiati l’odio razziale (assurdamente così simili nei toni e nelle parole ai discorsi attuali). Colpisce fin da subito la componente intima del percorso, essere all’interno di una doppia dimensione di ricerca culturale e testimonianza di crudeltà

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> I volti

L’esposizione è ricca di numerosi volti. Un dettaglio non da poco, in quanto mette in luce l’aspetto più umano delle atrocità di Auschwitz-Birkenau. Di forte impatto sono i ‘cunicoli’ nei quali sono proiettati visi ed espressioni delle persone filmate nel campo di concentramento. Inoltre, c’è una sezione dedicata a facce senza nome riflesse su diversi monitor, che di tanto in tanto svaniscano, a sottolineare quanto la nostra memoria tendi all’oblio. Infine, vi sono facce più contemporanee, di ragazze e ragazzi di alcuni licei romani che, assieme a Studio Azzurro (collettivo di artisti italiani che indaga il linguaggio dei nuovi media), hanno ideato questo progetto, e che ne spiegano le finalità.

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> L’esperienza filmica

Un particolare essenziale di quest’opera è l’enfatizzare i documenti video esistenti riguardanti l’Olocausto. Materiali che sono stati messi in bella mostra come base solida da cui partire per combattere l’odio razziale contemporaneo. Ad esempio, all’interno di una sala, troviamo uno schermo gigante su cui vengono proiettate immagini – anche abbastanza forti – sullo stato di salute pietoso delle vittime di Auschwitz-Birkenau. Non ci sono nomi, ma solo volti e corpi (anche senza vita) di esseri umani ai quali è stata attribuita una colpa di razza. Un concetto che viene espresso anche sulle pareti, con le foto delle vittime deportate al campo di concentramento polacco.

> Ascoltare per non dimenticare

Testimoni dei Testimoni si connota per la sua completezza scenica. Soprattutto mettendo in campo le voci di chi è sopravvissuto a tali atrocità. In varie parti dell’esposizione, infatti, dai muri escono testimonianze audio di chi ha subito tale crudeltà, come ad esempio quella della senatrice italiana Liliana Segre.

> L’importanza di essere Testimoni dei Testimoni

Dopo aver conseguito la prima laurea, mi regalai un viaggio a Cracovia per andare a visitare il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Una decisione volta a conoscere in prima persona l’orrore di quel luogo. Nonostante la mia pregressa esperienza, ho preso parte a Testimoni dei Testimoni in quanto, oggi come oggi, è indispensabile non perdere tale memoria, anche in virtù delle cronache attuali di discriminazione umana. 

La mostra al Palazzo delle Esposizioni entra in maniera lungimirante e diretta nei nostri processi mentali, ci permette di ascoltare la parte più intima della nostra esistenza e provare a concepire soluzioni affinché tali situazioni non si ripetano. Un modo anche per contrastare le politiche attuali, fondate troppo spesso sul numero dei morti in mare, sul concetto di divisione di razza e sul disprezzo di ciò che è diverso. La storia di questa ferocia umana non va abbandonata nel dimenticatoio, ma deve essere una rigida catena generazionale basata sull’importanza di essere Testimoni dei Testimoni.

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