Mi sono fatto spiegare cosa sta accadendo in Venezuela

Mi sono fatto spiegare cosa sta accadendo in Venezuela

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Non sono mai stato in Venezuela. E, purtroppo, non sono riuscito a recarmi lì per realizzare un reportage in merito alla situazione attuale. Che comunque non è una faccenda isolata, ma ha radici profonde di anni e anni di instabilità sociopolitica. Solo che la spallata dell’opposizione capeggiata da Juan Guaidó contro il presidente appena re-insediato Nicolás Maduro sta facendo il giro del mondo. 

Dicevo, non sono riuscito a organizzare una trasferta in Venezuela. Perché non riesco a togliermi questa cosa dalla testa? A causa del famoso Dick (lo abbiamo conosciuto al pranzo di Natale, è quella vocina qualunquista che ognuno di noi possiede). In sostanza, Dick non fa altro che suggerirmi di realizzare un articolo copiando e incollando da altri testi. Ma, Dick, non è questo il punto. Creare uno scritto citando fonti autorevoli è comunque un lavoro apprezzabile (tra l’altro, è una cosa diversa dal copia e incolla). Però, ho il desiderio di consegnare un contributo importante nel contesto, un’opinione affidabile e concreta.

Sì, mi sarebbe piaciuto toccare con mano la situazione. Spesso, guardare da lontano le cose non aiuta. Fortunatamente, gli organi di informazione sono la mia salvezza. Tuttavia, non mi basta per dare un contributo. Così mi sono rivolto a una fonte anonima, una donna venezuelana risiedente in Europa da qualche anno, che ho raggiunto via mail. Istruzioni per l’uso: il punto di vista che ne emergerà non è un giudizio assoluto, ma ci serve da monito per comprendere una realtà che non conosciamo. 

> Effettivamente cosa sta succedendo in Venezuela?

“Sarebbe più semplice spiegare cosa non sta succedendo in Venezuela. Il presidente Maduro – che ancora una volta si è autoproclamato presidente di un paese che non è nemmeno il suo – non sta rispettando la costituzione e i diritti dei cittadini venezuelani. Sono anni ormai che in questo paese non si rispettano i diritti umani né tanto meno i diritti politici. Non ho dati precisi dei decessi totali per mano della polizia e l’esercito, ma solo negli ultimi giorni – durante le proteste contro il presidente Maduro – sono morte più di 20 persone, e queste ovviamente sono quelle riportate dalle notizie.

Ma chi ha vissuto in Venezuela sotto la dittatura di Maduro, sa perfettamente che i decessi sono molti di più e dubito che verranno messi alla luce. Chi decide di farsi coraggio e scendere in strada a sostenere i propri diritti, chi protesta contro l’attuale narcogoverno e viene beccato dai ‘collettivi‘ (civili armati fino ai denti, che solitamente girano in moto incappucciati in difesa del governo), finisce ingiustamente in prigione. E non solo, vengono torturati fisicamente e psicologicamente. Mi basta col dirti che ogni giovane che viene detenuto a seguito di una protesta, ha paura di finire nel ‘cuartico’, dove vengono denudati e, talvolta, subiscono violenza sessuale, come nel caso riportato dai media qualche anno fa, uno dei pochi casi riportati, dove un ragazzo è stato violentato con la canna di un fucile dalla Guardia Nacional, ovvero i militari.

Tuttavia non tutti sono dei bastardi e corrotti, molti militari e ufficiali della polizia non hanno avuto il coraggio di ribellarsi o lasciare il proprio lavoro, perché sanno bene che fine avrebbero fatto. Coloro che hanno deciso di darsi alla fuga, richiedendo l’asilo politico, sanno che non potranno tornare nel loro paese perché verranno uccisi. C’è chi si è fatto avanti, come il militare Oscar Pérez, assassinato assieme ai suoi compagni e un civile, nonostante si fosse arreso nel Junquito (Caracas) il 18 gennaio dell’anno scorso. Pérez aveva pubblicato nella sua pagina di Instagram un video, prima della sua morte, in cui richiedeva l’aiuto dei venezuelani. E dopo anni e anni, finalmente il 23 gennaio, anche molti uomini dell’esercito e della polizia hanno deciso di scendere in piazza assieme ai cittadini, in segno di protesta contro Maduro. Questo, assieme all’arrivo di Guaidó, riempie di speranza i cuori di un intero popolo che finora ha sofferto, e non in silenzio”.

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Lista dei giovani deceduti durante le proteste del 2017, scritte con vernice su una strada a Caracas. Fonte: Twitter Rainews

> Questa situazione non è isolata, ma figlia di anni di crisi istituzionale. Nella fattispecie, come si è arrivati a tale collasso governativo?

“Nella mia ignoranza, credo che le parole chiavi siano ‘corruzione’, ‘megalomania’ e ‘inettitudine’. Ogni paese ha le sue crisi, ma arrivare a un punto dove l’inflazione ha raggiunto un livello record mondiale, dove uno stipendio minimo non basta nemmeno per comprare il latte e le uova, dove non ci sono più medicine – o meglio, ci sono ma solo pochi possono permettersi di comprarle – e dove i pochi negozianti rimasti o tassisti preferiscono barattare invece che farsi pagare… Beh, di certo una cosa del genere non si era mai vista, soprattutto in un paese ricco di petrolio e risorse minerarie. La stupidità è umana, ma qui Chavez e Maduro hanno un tantino esagerato. E di certo, ci vorranno anni per rimettere in sesto un paese che, come dicono in giro, non ha più soldi per fare soldi“.

> Il fatto che Guaidó abbia ottenuto l’appoggio di paesi come Brasile e USA può risultare un problema?

“Assolutamente no. Guaidó ha recentemente richiesto al popolo venezuelano di continuare ad appoggiarlo, perché anche a costo di morire, lui continuerà a combattere per il suo paese. Non come Maduro, che tra l’altro è colombiano. Anche Francia e Argentina hanno accettato Guaidò come il nuovo presidente del Venezuela, in attesa di nuove elezioni presidenziali, dove i cittadini venezuelani riacquisteranno nuovamente il loro diritto al voto, questa volta senza alcuna elezione truccata. Si spera.

Anche l’Italia e gli altri paesi dovrebbero unirsi a questo grido di speranza. I venezuelani vogliono un cambiamento nel loro paese e se avranno l’appoggio delle altre nazioni, molti di loro riusciranno finalmente a tornare nella propria terra. Perché si sta bene all’estero, ma si sta meglio a ‘casa’. Tra l’altro, il Venezuela qualche anno fa si era piazzato ai primi posti dei paesi con più alto tasso di felicità al mondo. Sanno ridere e scherzare anche quando ci sarebbe solo da piangere. Questo è ammirevole”.

> Quali sono gli elementi che bisogna realmente conoscere, per chi non ha una panoramica completa della condizione venezuelana?

Come ti ho già detto: fame, decessi, inflazione che potrebbe raggiungere il 10.000.000% e una continua violenza ai cittadini da parte della stessa polizia corrotta dal governo. Cos’altro dovrebbero sapere, se non che dall’altro lato del mondo un intero popolo sta soffrendo sotto la dittatura di Maduro?”.

> A tuo avviso, le tensioni sono figlie di una crisi democratica oppure di un assetto politico generale instabile?

“L’instabilità politica si era vista già da anni con Hugo Chavez e la situazione è andata di male in peggio con il suo successore. Ma poi, di quale democrazia stiamo parlando? In Venezuela non esiste più la democrazia. Non può esistere dal momento in cui qualcuno prende decisioni che il popolo non condivide. Democrazia è quando il popolo partecipa alla vita sociale e politica di un paese, non quando viene beffeggiato, umiliato e maltrattato. Non quando non si ha il diritto di scegliere chi deve rappresentare e mandare avanti il proprio paese. Il Venezuela è sotto dittatura da anni e, a differenza della Russia, il governo venezuelano non si prende nemmeno la briga di mascherare il tutto. A proposito, ti è forse noto che Putin si è alleato con Maduro e Kim Jong-Un? Tre nuovi dittatori che si aggiungono alla gran lista. E poi ci chiediamo perché il mondo va a rotoli”.

> Tu ora non sei più in Venezuela, conti di ritornarci un giorno?

“Lo spero. Voglio riabbracciare uno dei miei fratelli, che attualmente abita nell’isola di Margarita. Voglio rivedere la famiglia da parte di mia madre e rincontrare i miei vecchi amici, quasi tutti sparpagliati per il mondo. Se con Guaidó le cose funzionano, probabilmente la prossima estate la passerò nell’isola. Non sarà come 10 anni fa, questo è poco ma sicuro. Ci vorranno anni per risistemare il paese, ma non voglio più aspettare. Quanto meno mi leverò la soddisfazione di godere di una giornata di mare a Playa Parguito in compagnia della mia bella gente, con una Malta Polar bella fredda in una mano e una empanada di pabellón criollo nell’altra”.

> Secondo te è possibile che si arrivi a interventi militari esterni, viste le posizioni contrastanti tra USA e Russia su tutti?

“Figuriamoci! Sono anni che Donald Trump minaccia Maduro con un possibile intervento militare in Venezuela. E il contrasto tra Russia e USA non è nuovo. Sono come l’olio e l’acqua, questo si sa. Maduro o non Maduro, Venezuela o non Venezuela, probabilmente queste due potenze troveranno sempre una scusa per farsi la guerra e lanciare minacce che ci facciano pensare che la Terza Guerra Mondiale si avvicina. Come ti dicevo prima, la stupidità è umana e ogni volta dimostriamo di non aver imparato un bel nulla dalla storia. Ecco perché a scuola ho sempre pensato che studiarla fosse noioso. La storia è un ciclo destinato a ripetersi, come un serpente che si morde la coda. Quindi sì, forse questa sarebbe una buona scusa per dimostrare ancora una volta ai giovani che i politici hanno solo merda nel cervello.

Tornando alla domanda: la verità è che per il momento gli USA sono troppo impegnati a fare la guerra ai paesi del Medio Oriente e, da quel che so, nessun paese fa la guerra a un altro se non per ricavarne qualcosa. Pensi davvero che per Trump ‘aiutare i poveri venezuelani’ faccia parte della lista delle cose da fare prima delle prossime elezioni? Per il momento, i venezuelani hanno il sostegno del presidente americano, così come quello di molti altri paesi. Non so cosa se ne faranno, ma è pur sempre qualcosa. In fin dei conti, stiamo parlando del sostegno del presidente di una delle più grandi potenze mondiali. Dovrà pur valere qualcosa, no? Quanto meno, per gli affari in futuro“.

> I dubbi di Dick

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La situazione è abbastanza intricata. Sviluppare un pensiero critico potrebbe risultare contraddittorio o controverso, e la voce qualunquista potrebbe prendere il sopravvento. Mi sono fatto un elenco di quesiti che Dick esprimerebbe, cercando di rispondere a ognuno di essi.

> “E vabbé, qui si parla del golpe come se fosse una cosa positiva”

Dick, che tu conosca la parola “golpe” mi sorprenda. Comunque, per il caso venezuelano, si tratta di un concetto opinabile. Di per sé, un colpo di Stato così definito può creare reazioni contrastanti nell’opinione pubblica. C’è però da dire che per il Venezuela non si può parlare di un vero e proprio golpe, in un contesto socialmente eroso, come certificato anche da un recente rapporto di Amnesty International

“È rimasto in vigore lo stato d’emergenza, già rinnovato più volte da gennaio 2016. È stata eletta un’assemblea costituente nazionale senza la partecipazione dell’opposizione. Il procuratore generale è stato licenziato in circostanze anomale. Le forze di sicurezza hanno continuato a fare ricorso all’uso eccessivo e non necessario della forza per disperdere le proteste. Centinaia di persone sono state arbitrariamente detenute. Sono stati segnalati molti casi di tortura e altri maltrattamenti, inclusi episodi di violenza sessuale, ai danni di manifestanti. Il sistema giudiziario è stato ancora una volta impiegato per ridurre al silenzio i dissidenti, anche tramite il ricorso alla giurisdizione militare per perseguire i civili. Difensori dei diritti umani sono stati al centro di vessazioni e intimidazioni e hanno subìto irruzioni nelle loro abitazioni. Le condizioni di vita nelle carceri sono rimaste estremamente dure. La crisi alimentare e quella sanitaria sono peggiorate, colpendo in particolar modo i bambini, le persone affette da patologie croniche e le donne in gravidanza. Un numero crescente di venezuelani ha chiesto asilo in altri paesi”.

> “Eh ma questa è solo una campana, difende a spada tratta Guaidó”

Alt, stop, fermati. Sì, in questo caso stiamo ascoltando una sola campana, cioè il punto di vista di chi vede nell’opposizione un faro di speranza. Tuttavia, l’intento non è sviluppare un discorso propagandistico in favore di una delle parti, ma farci raccontare il Venezuela da chi lo conosce bene, senza costruzioni ideologiche particolari. Comunque, qualora un/a venezuelano/a volesse ampliare ancora di più il discorso, portando avanti il punto di vista in favore di Maduro, può contattarmi a stampa.vegliante@gmail.com.

> “Si usa la parola dittatura troppo spesso”

Dick, stavolta me caschi male. Il termine utilizzato dalla mia fonte non è inappropriato, poiché diverse testate autorevoli hanno riportato testimonianze che parlano di un sistema oppressivo messo in campo da Maduro. Oltre alle repressioni d’opposizione firmate col sangue, l’Espresso si avvalse della giornalista Marinellys Tremamunno per parlare di un “dittatore in un Paese distrutto”, non solo a livello elettorale, ma anche dal punto di vista economico, sociale e militare. Perciò, siamo di fronte a un contesto che denuncia un processo dittatoriale esistente e confermato. Non stiamo scoperchiando il vaso di Pandora.

> “Ma che vuol dire narcogoverno?”

Domanda più che lecita (e poco qualunquista a dirla tutta), per la quale mi farò aiutare dalla stessa Tremamunno: “Il Paese è in mano alle bande criminali di ogni genere, in particolare ai narcotrafficanti che hanno stretto degli accordi con alcuni alti funzionari del governo di Maduro. In questa maniera possono transitare in modo indisturbato nel Paese e portare avanti i loro affari illeciti. Nel 2016 due nipoti della coppia presidenziale sono stati arrestati dall’agenzia antidroga statunitense perché trasportavano sul loro aereo privato 800 chili di cocaina delle Farc”.

> “Eh ma stai parlando di questi argomenti seduto dalla sedia della tua pseudoscrivania”

Dick, non è che te stai avanzando lamentele direttamente dal centro della nazione venezuelana, eh. Tuttavia, è vero, non ho una scrivania e le mie risorse sono limitate. Un viaggio di tale portata per un freelance come il sottoscritto richiede accortezze che, al momento, non posso garantirmi. Avrei bisogno di aiuti importanti. Per questo, qualora si creasse l’opportunità di ricevere appoggi concreti per la realizzazione di un videoreportage, sono reperibile a stampa.vegliante@gmail.com.

> Aggiornamento 30/04/2019

Viste le novità delle ultime ore, ho contattato nuovamente la mia fonte per capire che direzione sta prendendo la questione venezuelana. “C’è stato un ‘colpo di stato’ – mi scrive -. Domani (1° maggio 2019, ndr) i venezuelani sarebbero dovuti scendere in strada assieme ai militari e al presidente Guaidò. Tuttavia credo che anche Maduro avesse organizzato qualcosa assieme ai collettivi (che nei video di oggi sono quelli che sparano alla folla, quest’ultima difesa dai militari… finalmente)”. 

> Il fatto: Leopoldo Lopez libero

Una situazione che ha avuto uno scossone proprio questa mattina (30 aprile 2019, ndr). “Ci siamo svegliati con la notizia che Leopoldo Lopez (famoso oppositore politico venezuelano, ndr) è nuovamente libero e Guaidò ha chiesto ai venezuelani di unirsi alla marcia per la libertà oggi e domani”. In tutto ciò, alcune azioni sono diventate dei simboli abbastanza eloquenti. “I militari, che ora stanno difendendo il popolo, si sono strappati dai giacchetti la scritta ‘Bolivariana’. Prima c’era scritto ‘Guardia Nacional Bolivariana’, ora ci sarà scritto ‘Guardia Nacional de Venezuela‘, cambiando una sola parola per mettere fine al chavismo”. Le ipotesi che circolano sul futuro sono le più disparate, ma la sensazione è che “Guaidò prenderà le redini del paese”. 


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