“Più Libri Più Liberi”: quale sarà il futuro del libro?

“Più Libri Più Liberi”: quale sarà il futuro del libro?

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Più Libri Più Liberi è la fiera nazionale dedicata alla piccola e media editoria italiana, la cui 17esima edizione è andata in scena al Roma Convention Center La Nuvola, all’EUR (Roma). L’evento, svoltosi dal 5 al 9 dicembre 2018, ha chiamato in causa numerosi editori, scrittori, giornalisti, fumettisti, coloristi e non solo, che hanno realizzato workshop e incontri dedicati a svariati temi politici, sociali e culturali. Ho seguito tutte e cinque le giornate in veste di giornalista e ho realizzato questo diario.

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> 5 dicembre: lotta culturale contro la violenza sulle donne

Durante il primo giorno di Più Libri Più Liberi, mi sono dedicato a una mappatura generale della manifestazione: capire come fossero organizzati gli stand, dove si trovassero le sale dei convegni, quali fossero le case editrici presenti e via discorrendo. Anche perché, si trattava della mia prima volta e avevo la felicità carica a pallettoni. Nella mattinata, ho partecipato alla presentazione di Sul corpo delle donne, il nuovo libro della giornalista Ilenia Menale, nel quale si racconta la condizione delle donne nella società attuale, tra femminicidio, infibulazione e violenze. L’incontro è stato moderato dalla stessa autrice, assieme a Gianni Maritati, giornalista RAI (e conoscenza di vecchia data, visto che vado ormai di consueto alla Festa del Libro di Ostia), e Federico Montanari, docente di comunicazione. 

L’autrice ha considerato il suo libro “un testo di cui sarebbe importante ascoltare cosa ne pensano gli uomini”, anche se “c’è grande difficoltà a parlare del tema della violenza sulle donne, ma bisogna farlo, soprattutto ai ragazzi”. “Il femminicidio esiste dai banchi di scuola, i testi scolastici andrebbero arricchiti – è la proposta di Maritati -. Se l’arte è al 90% dell’uomo, la donna cos’è? Un ornamento? Me ne sono accorto nei cartoni animati, soprattutto in quelli Disney. Le principesse si sono evolute da Biancaneve, si è capito che i cartoni anticipano la cultura futura. Ora abbiamo una figura femminile più autonoma, non si parla più di principe azzurro”,  il ruolo “si sta emancipando”. Tutte considerazioni abbastanza nevralgiche, se ci si riflette per un momento. Perché la differenza di genere viene silenziosamente accettata nella cultura odierna fin dai banchi di scuola. La storia, ad esempio, così come ce la viene raccontata, parla di uomini sempre e comunque, anche quando si affronta il tema del suffragio universale.

A margine del convegno, lo stesso Maritati mi ha confessato che il “libro ha un fascino intramontabile, è un’invenzione perfetta, per cui non potrà mai esser sostituito, anche perché ha un contenuto emozionale molto forte”. Invece, Menale, ipotizza che, dopo Sul corpo delle donne, potrebbe nascere “un testo nuovo”.

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> 6 dicembre: l’informazione al servizio della verità

Visto che ero lì non solo come semplice uditore, sono andato in giro a destra e manca per capire che aria respirasse in merito al futuro del libro. Dopo aver ascoltato i pareri di alcuni giornalisti, ho chiacchierato con diversi editori e, in linea generale, l’umore è decisamente ottimo. C’è grande consapevolezza che il libro, ormai espresso più con il concetto di “contenuto”, è un mezzo molto forte per la cultura odierna. Il problema, di fatto, è la bassa attenzione da parte dell’utente medio nell’approfondire la lettura. Cioè, esiste una sorta di legge non scritta – ormai – per il quale il libro non è più merce attendibile per la cultura, e quindi va ripudiato. Dimenticandoci, però, che è dagli stessi libri che abbiamo incamerato nella nostra realtà cose come la pluralità d’informazione e il saper accettare punti di vista altrui, o quanto meno a sviluppare un senso critico umano.

In particolare, Emanuele Di Giorgi di Tunué ha predetto un futuro del libro “bello, accattivante, di buona fattezza e con storie incredibilmente interessanti, ben scritte e disegnate”. Lorenzo Pompei di EDT traccia una linea nevralgica: “È importante non confondere quello che è il contenitore con quello che è la vera natura dell’editoria, cioè produrre, distribuire e condividere contenuti”. Eva Villa, tra le altre cose colorista di Monster Allergy Evolution – Domulacrum, immagina una coesione tra cartaceo e digitale, “perché hanno una grande importanza. È una questione emotiva, il fatto di leggere e sfogliare un libro o un fumetto, ti dà un’emozione diversa che scorrerlo su un video”. Dall’altra parte, Daniele Pansera, autore di Adolescente civico-digitale@.it, ritiene che il futuro del libro “sarà sempre più spostato verso il futuro del digital e si andrà sempre più sfumando sul cartaceo”. In generale, Michele Foschini di Bao Publishing non ritiene che ci sarà incertezza per il mezzo, “perché non credo che la carta passerà di moda e credo che la gente abbia più fame di idee che di storie”. Secondo Giorgia Teresi, di Dario Flaccovio Editore, “il cartaceo non morirà mai, il profumo della carta non potrà esser sostituito dal formato digitale”.

Tra i vari convegni, ho seguito Non erano eroi, ma giornalisti. La libertà di stampa oggi, alla Sala Nuvola, panel curato e condotto dal giornalista Lirio Abbate. Il convegno è ruotato attorno le storie di giornalisti che hanno realizzato informazione in nome della verità e, principalmente, per scoperchiare la mafia con l’arte della parola, richiamando l’opinione pubblica a una lotta culturale in favore della libertà. “Il giornalismo è un vaccino contro le fake news”, ha esordito il vicedirettore dell’Espresso, prima di mostrare una serie di immagini con alcune delle persone morte per mano della criminalità organizzata. Che, personalmente, ha stretto molto il cuore. Perché, se penso all’informazione odierna, sembra si sia persa un po’ di quella spinta sociale verso la difesa della cultura. E non a causa della categoria lavorativa, più per colpa di un pubblico che non vuole stare ad ascoltare, e che si limita alla iper-brevitas social. Cioè? ‘Sto a dì che la gente non legge.

Alla fine dell’incontro, ho raggiunto Abbate, il quale ritiene che “tutto ciò che viene scritto sulla carta ha futuro e rimane per sempre. Quello che scritto sulla carta è di grande qualità. Per cancellare il libro sono dovuti arrivare personaggi che avevano un’estrazione fascista, che hanno bruciato libri, ma è un’altra cultura e spero non si arrivi a quell’epoca, altrimenti siamo fregati”.

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> 7 dicembre: il libro come la radio, e non è una “cazzata”

Più Libri Più Liberi non è solo una manifestazione dedicata al libro in sé, ma anche a diversi personaggi che, grazie al loro lavoro, hanno reso tangibile il potere del mezzo. Uno su tutti è Giobbe Covatta, intervenuto durante la fiera per parlare di un progetto sociale di Melting Pro dedicato alla periferia di Ascoli Piceno. Io l’avevo già visto da ragazzo, quando andavo al liceo: lo scrittore intervenne nella palestra per parlarci dell’importanza della parola. A quel tempo, facevo fatica ad avere un 6 in italiano. Successivamente, ho chiacchierato con lo scrittore, il quale ha sottolineato che “una cazzata, dovunque la scrivi, resta una cazzata. Non è che viene nobilitata perché la scrivi in un posto o in un altro. Sempre una cazzata rimane”.

E c’ha ragione. Va detto forte e chiaro, in ogni contesto. Perché, purtroppo, ci si dimentica troppo spesso di una constante del nostro tempo: minacciare e aggredire verbalmente sui social può causare delle conseguenze importanti, anche a livello legislativo. Bisogna tenere a freno la lingua – pardon, le mani – perché difficilmente avremo il coraggio di affermare certe cose di fronte la persona alla quale ci rivolgiamo, spesso con toni non proprio pacati.

Sul valore del libro, anche Danny Stucchi, station manager di Radio Capital, traccia un pensiero rilevante, in quanto “talvolta si confonde l’oggetto con il contenuto, così come per la radio. Può darsi che un domani la carta non ci sarà più, e che leggeremo tutto su un tablet o su qualcosa che ancora devono inventare. Ma chi racconta una storia su un libro sarà sempre quello che farà la differenza”. 

In questo contesto, ho continuato a raccogliere pareri di editori e addetti ai lavori. Piera Mattei di Gattomerlino Edizioni si è detta speranzosa: “Abbiamo libri antichi, abbiamo ancora gli incunaboli. Questi libri (quelli attuali, nda) non dureranno tanto come quelli, però dureranno, ed è per questo che li faccio”. Le fa eco Maria Grazia Zulli di Fandango, la quale però aggiunge che “forse c’è un problema di ampiezza e dimensione, nel senso che per certi versi oggi si dedica molto più tempo alla lettura, perché comunque sul web si legge tanto. Ma si legge in maniera diversa. Leggere un libro vuol dire avere tempo per se stessi, significa avere un certo rapporto con la solitudine e con l’andare in profondità di noi stessi e delle storie. Forse questo tipo di tempo che dedichiamo a noi stessi è destinato, almeno nell’immediato, a diminuire”. Brevissimo, invece, Leo Ortolani, che alla domanda sul futuro del libro mi risponde “Librerò” (e c’ha ragione anche lui). 

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> 8 dicembre: tra Propaganda, studenti e attualità

La giornata dell’Immacolata del 2018 sarà ricordata per lungo tempo. Durante la notte, sei persone (5 ragazzini e una mamma) hanno perso la vita in una discoteca di Corinaldo (Ancona). Le prime ricostruzioni hanno sottolineato la presenza di un ragazzo incappucciato che, salito su un cubo, avrebbe spruzzato spray al peperoncino sulla folla, rendendo l’aria irrespirabile. Il panico è dilagato fin da subito, costringendo i presenti ad accalcarsi verso l’unica porta d’emergenza aperta, nei pressi di un piccolo ponticello che non ha retto il peso delle persone. Poche ore dopo, in Piazza del Popolo a Roma, è andata in scena la manifestazione del Ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini e della Lega.

In questo contesto, sono tornato alla Nuvola assieme ad alcuni studenti universitari che hanno deciso di spendere la mattinata tra le viuzze di Più Libri Più Liberi. Grazie alla loro compagnia e alle loro testimonianze, ho potuto constatare le reazioni di un utente che si affaccia alla mostra, raccogliendo impressioni e giudizi molto positivi, soprattutto nei confronti del cartaceo. Insomma, l’idea è che il libro, almeno tra le giovani generazioni, sia ancora un mezzo nevralgico e di grande spessore (non nel lanciarlo, ma intendo a livello culturale). Inoltre, ho incontrato una persona con disabilità (di cui non ricordo il nome, mi scuso anticipatamente), la quale ha sottolineato l’ottima accessibilità dell’evento per chi siede su carrozzina: “Noi siamo entrati tranquillamente. Informarmi sull’accessibilità del luogo? No, ho pensato che, essendo una struttura nuova, fosse accessibile per i disabili”. La parola che state cercando è ‘Civiltà‘.

Come di consueto, però, mi sono interfacciato con le persone presenti agli stand. Qui ho incontrato il fumettista Fumeddy, al suo debutto con Trumpolino contro tutti, il quale afferma che il futuro del libro “è molto buono, e in questo i social ci stanno dando una mano”. Più loquace Norman Nowrocki, autore di Cazzarola!, il quale mi racconta che “in Canada il futuro del libro sembra ottimo perché le persone comprano libri delle piccole editorie più che mai. E penso che il futuro del libro sia ancora ottimo, perché le persone stanno ancora ragionando e i libri aiutano le persone a ragionare, e a dormire meglio. Così possono cambiare il mondo fin dal mattino”. 

Infine, durante la serata, ho seguito una mini ricostruzione di Propaganda Live, programma di La 7 dedicato alla satira politica. La banda era quasi al completo, con Diego Bianchi, Mirko Matteucci, Marco Damilano, Francesca Schianchi, Roberto Angelini, Piefrancesco Citriniti e tanti altri. Il gruppo ha intrattenuto i partecipanti per circa due ore, rispondendo a domande e riproponendo alcuni servizi andati in onda in tv quest’anno. Prima dell’incontro, ho parlato con Damilano, il quale vede il libro come uno “strumento ineliminabile per comprendere e conoscere la realtà”.

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> 9 dicembre: presente & passato

Nulla di organizzato, nulla di previsto. Meglio così. Perché, durante l’ultima giornata di Più Libri Più Liberi, ho raccolto due spaccati socio-culturali che, a mio avviso, mettono in risalto il ruolo del libro per eccellenza: veicolo di contenuti. Da una parte, c’è Walter Lazzarin, scrittore e spacciatore di storie, che gira per le strade della città a divulgare storie. Nel suo racconto, c’è un’emozione particolare, di chi guarda al libro come al futuro, che non perde la speranza nella crescita della cultura. Un tizio, secondo me, non così scontato. Perché scendere per strada a declamare le proprie opere può esser visto in molti modi: a molti, oggi, darebbe fastidio. Come quelli che entrano in metro con la musica di Despacito a palla. Eppure, di tanto in tanto, varrebbe la pena fermarsi ad ascoltare. Così, giusto per ricordarsi che le nostre orecchie hanno la capacità di convertire concetti in cultura. “Secondo me il libro ha futuro – mi dice -, non so se diventerà sempre più un prodotto di nicchia. Di sicuro è una forma di sviluppo di fruizione delle storie che non ti dà nessun altro format. Inevitabilmente, il libro resterà, perché è il mezzo che più rende il fruitore parte attiva. Lunga vita al libro”. 

Dall’altra, c’è la senatrice italiana e superstite dell’Olocausto Liliana Segre, tangibile esempio di come la cultura possa smuovere le masse, anche con effetti disumani. Purtroppo, non sono riuscito ad avvicinarla, ma c’è una frase che mi è rimasta particolarmente impressa: “in Italia non è stato mai aperto l’armadio della vergogna”. Sbem, bam. Roba che anni e anni di propagande qualunquiste vengono messe a tacere. Che poi, dell’Olocausto, ne parlavo qualche giorno fa con un mio amico. “Però anche il comunismo ha ucciso un sacco di persone, più del nazismo”. Appunto, la senatrice Segre è un fulgido esempio di cosa significa lottare per i diritti umani, indipendentemente da chi avesse in mano il coltello. Bisogna condannare in egual misura ogni forma di discriminazione. Punto.

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> Quale sarà il futuro del libro?

La realizzazione di questa domanda è stata semplice. Più difficile è stato risponderle. Il quesito, infatti, si è rivelato notevolmente complesso per le varie persone che ho incontrato. In un modo o nell’altro, però, tutti hanno espresso pareri benauguranti. Si parla di contenuto – prima ancora che di oggetto – in grado di cambiare l’attenzione dell’opinione pubblica. Il libro non è più solo un mero contenitore, ma un veicolo nel quale sono concentrati pensieri, concetti, testimonianze. E pure disegnini.

Più in generale, ho constatato l’incredibile armonia diffusa tra i presenti: la speranza è stato il sentimento principe respirato nei vari stand, vi era un’atmosfera leggera ed eufonica. Non ho riscontrato comunicazione aggressiva, torpiloqui, dichiarazioni sconnesse dalla realtà, evidenze scientifiche messe alla prova da pareri discutibili e senza fondamento. Insomma, c’era cultura. Che un po’ manca da alcune parti. Tipo sui social. Così, per dire.

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