Mettere Zerocalcare al MAXXI è stata un’idea geniale

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Zerocalcare è uscito da Rebibbia e, fino al 10 marzo 2019, sarà al MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma. Tavole, libri, strisce, video e poster caratterizzano l’esposizione, donandoci uno squisito quanto complessivo approfondimento sul profilo dell’artista, in grado di trasmettere sensibilità e complessità. 

> Conosciamo Zerocalcare

Sì, perché non tutte le generazioni sono venute a contatto con il fumettista toscano, ed è bene avere un quadro storico ben delineato riguardo la sua vita e il suo impegno sociale. Anche perché, altrimenti, non si coglierebbe il senso di molte opere. E, di fatto, prima di immergersi nella mostra, diversi pannelli informativi raccontano brevemente la vita di Michele Rech, la nascita del suo alter-ego e gli sviluppi sociopolitici ai quali si è avvicinato. Un avvincente serpentone biografico grazie al quale consapevolizziamo maggiormente il significato delle realizzazioni messe di fronte lo spettatore. 

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> Il fumetto (non) è per bambini

In un modo o nell’altro, ognuno di noi nasce con un fumetto in mano. E, volente o nolente, questo contribuisce alla formazione personale dell’essere umano. Si tratta pur sempre di cultura. Fintanto che una striscia diventa un sassolino dal quale si genera un pensiero, un’idea, un concetto, per poi veicolarlo a più menti possibili. In questo, Zerocalcare è diventato il principe assoluto: attraverso la sua ironia, quotidianità, schiettezza e – alle volte – brutalità, l’artista consegna allo spettatore lavori intrisi di linguaggi sinceri

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Il racconto della periferia romana, lo sguardo critico alla politica di destra, le realtà dei centri sociali, la cultura punk, lo sguardo noir del pop: sono solo alcuni dei temi che Scavare fossati e nutrire coccodrilli (il titolo della mostra) espande nella nostra mente. Uno sguardo critico grazie al quale osserviamo il cambiamento tangibile, impegnato ed emotivo della matita di Zerocalcare: basti pensare alle opere sul G8 di Genova e a Kobane Calling

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In questo senso, dunque, il fumetto non diventa solo un tipo di comunicazione formativo e culturale, ma anche un reperto storico, un non reportage, un documento da tramandare. Zerocalcare è riuscito a realizzare ciò non solo con il suo identificabile stile, ma anche grazie alla capacità di dare enfasi e condivisione alle proprie emozioni, riguardanti una quotidianità o una tematica sociopolitica. 

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> Una mostra da leggere

Rispetto ad altre esposizioni, Scavare fossati e nutrire coccodrilli richiede diverse ore per poter essere gustata nella sua interezza. Non c’è un vero e proprio percorso da seguire, ma è interessante la scelta di raggruppare le opere sotto diversi nuclei narrativi. In alcuni spazi è possibile leggere le tavole riportanti la quotidianità dell’artista, in altri ammiriamo i poster grazie ai quali Zerocalcare si è fatto conoscere, in altri ancora le storie create in occasione di fatti dal forte impatto storico, in altri ancora i più recenti esperimenti di cortometraggi, una frontiera che – forse – produrrà nuovi materiali a firma del toscano. 

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> Una sola parola: empatia

Ciò che ho scoperto in questa mostra è una forte empatia con l’artista. Il desiderio di far emergere un tratto sociale, l’interesse per una questione internazionale, la semplicità con la quale raccontare determinate vicende. Insomma, il gusto di scoprire, di approfondire e di conoscere. Ecco, forse la peculiarità di Zerocalcare è l’empatia, l’esser riuscito ad arrivare con le sue emozioni a tantissime persone. Tutto ciò traspare dalla mostra: un ragazzo-adulto timido, introverso e intricato, ma in grado con una matita di saper condividere emozioni e aggiungere tasselli importanti alla nostra memoria storica.

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