La poesia potrà salvarci? Dacia Maraini: “Sì, è Resistenza”

La poesia potrà salvarci? Dacia Maraini: “Sì, è Resistenza”

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Il 13 novembre 2018 ho seguito l’incontro Dacia Maraini e la poesia a Roma. Portando con me la grossa esperienza ottenuta con il libro cartaceo, sono andato al convegno con il chiaro intento di intervistare la nota scrittrice e poetessa, e parlare con lei della comunicazione attuale. In pratica, volevo scoprire se la poesia, e più in generale la letteratura, potesse salvarci dalla parola odierna aggressiva. 

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> Dacia Maraini e la poesia: un incontro performativo

Il desiderio principale è “moltiplicare gli incontri di poesia come luoghi della Resistenza“. A mio avviso, questa è la risposta migliore che Dacia Maraini ha consegnato alla platea presente al dibattito, durante il quale sono state lette svariate opere della drammaturga per voce di attori, poeti e teatranti. È stata anche l’occasione per festeggiare gli 83 anni di Dacia e riscoprire la sua intera bibliografia. 

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Prima dell’inizio dell’incontro, però, ho avuto modo di interloquire con la stessa autrice. Che, nella sua ampia valenza culturale, ha saputo darmi con garbo e incisività risposte abbastanza importanti. “Oggi la poesia può avere un grandissimo ruolo – mi ha confidato -. Prima di tutto, per il linguaggio. La poesia è un linguaggio carnale, vero, che va in profondità. Mentre il linguaggio comune, quello che oggi si parla, è tremendo. Diventa sempre più volgare, bastardo, pieno di anglicismi. La poesia ha anche una funzione di pulizia della lingua”.

Soprattutto, in un contesto dove la parola si fa sempre più cattiva. “È passato un sentimento di rifiuto dell’altro – mi spiega -. C’era già storicamente questa cosa, ora sta tornando”. Il mio pensiero è anche volato alla costruzione dei muri statunitensi ai confini con il Messico. E, anche pensando alla vita di Maraini, non ho potuto fare a meno di chiedere un parere sul fatto che oggi si gioisce per questa divisione fisica. “Siamo in un momento regressivo. È cominciato con la crisi, poi con la paura dello straniero, c’è qualcuno che ha soffiato sul fuoco. La gente tende a chiudersi, ad alzare muri, a mettere catenacci e catenelle”. 

Oh, io non ho la verità in mano. Però quanto dice la scrittrice rispecchia oggettivamente la realtà dei fatti. A tutto ciò, c’è una soluzione? Forse. Secondo Maraini, bisogna “sostenere con molta forza i valori in cui crediamo: il rapporto con l’altro, la tolleranza, il confronto. Mettere ponti anziché muri”. 

> Quando la poesia genera comunità

Un altro concetto nevralgico espresso da Dacia Maraini è la comunità attorno la poesia. Attraverso un racconto vissuto in prima persona, Dacia esplica come la potenza della poesia sia nella sua presenza scenica, nella richiesta assoluta della voce e del corpo. E questo produce comunità, perché le persone difficilmente leggono poesie, ma ascoltano ben volentieri gli scritti più disparati. E da ciò bisogna partire per fare “resistenza linguistica, psicologica e politica”.

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> La poesia potrà salvarci?: il mio reportage

Ho seguito tutto l’incontro che ha visto Dacia Maraini protagonista. Ho potuto assaporare versi con linfe vitali sempre nuove, grazie alle voci e ai corpi di chi ha letto le creazioni della scrittrice. Diversi anche gli interventi degli altri relatori e di chi ha organizzato l’evento. Di seguito il mio reportage completo, con le dichiarazioni di Dacia Maraini.

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