Iosonocobalto: “Nella musica ho inserito la mia anima di pittrice”

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La sua è una voce sorprendente, da seguire con molta attenzione. Sto parlando di iosonocobalto, progetto cantautorale emergente di Serena Manueddu, classe ’91, uscita nel 2018 con il suo primo lavoro di inediti, l’Ep Epicentro. Le melodie sono fresche e delicate, l’impatto sull’ascoltatore è soffice ed elegante. Questa è la sua storia.

> Benvenuta iosonocobalto. Come mai hai scelto un colore per il tuo nome artistico?

“Perché prima di capire se il percorso che avrei voluto intraprendere in definita era la musica, io dipingevo. Adesso lo faccio ancora, ma è molto di più un hobby, mentre prima, ogni tanto, facevo anche delle piccole mostre. E proprio per questo ho deciso di inserire nel mio nome d’arte un elemento che potesse rispecchiare questa mia anima da pittrice. Ho scelto il cobalto perché il blu, oltre a essere il mio colore preferito, secondo me è anche un colore in cui mi rispecchio molto nei suoi significati”.

> Agli inizi del 2018 hai pubblicato il primo EP, Epicentro. Cosa hai raccolto al suo interno?

Epicentro è il mio primo EP di inediti che, realtà, ho scritto molto di getto, a parte un pezzo, Mareggiate, che vede Sandro Serra (musicista della scena hardrock torinese) come coautore e la cover di Tori Amos (Cornflakes girl), che ho inserito perché ho completamente riarrangiato il brano e mi piaceva l’idea di inserirlo nel mio primo lavoro.

In qualche modo, le mie canzoni inedite esprimo delle sensazioni umane che tutti sono in grado di provare, ma non in grado di capire. Di fatto, ciò che mi è stato detto da tante persone è che nei miei testi ci si ritrova molto, ma non si sa mai bene che nome dare e come vivere queste cose.

Ad esempio, Alice parla di come sia difficile a volte decidere e capire che percorso intraprendere, a quale strada dedicarsi. Su Come pioggia, tutti mi hanno chiesto se fosse una canzone d’amore: in realtà mi sono immaginata un ipotetico dialogo con me stessa, in cui mi autodicevo che stavo vivendo in una sorta di gabbia che mi ero costruita da sola, e che quindi la mia me stessa razionale aiutasse la me stessa emozionale a uscirne in qualche modo più libera e consapevole.

Riguardo a Mareggiate, Alessandro mi ha passato un pezzo con già un incipit di testo (sarebbe il ritornello). Io ho costruito sopra una storia di incomunicabilità tra le persone, quando ci si allontana e gli spazi diventano degli abissi, e anche la città diventa come una specie di mare in tempesta. Le comunicazioni vengono tutte interrotte perché è tutto molto meno spontaneo. E quando dico ‘Saremo come mareggiate, a fare a botte con le onde’, è perché in un certo senso questa tipo di vita ci rende un po’ sordi e ciechi. Combattiamo con noi stessi, in un qualche modo.

L’ultimo brano che ho scritto per l’EP, Olio su tela, è una canzone d’amore non canonica, in cui non parlo di una persona in generale, ma nella quale, tramite anche le mie conoscenze delle arti figurative, dipingo una persona. Quindi unisco il mio amore per l’arte e per questo qualcuno che potrebbe essere una persona, un dipinto, una persona dipinta: l’arte per il piacere dell’arte, ecco”.

> Stavo guardando su Youtube che il brano Alice ha superato le duemila visualizzazioni. Insomma, ci sono ottimi riscontri.

“Devo dire che, nonostante sia il primo lavoro, ogni giorno mi regala un sorriso. Qualcuno che magari mi contatta, che mi scrive, che mi fa i complimenti, qualcuno che lo vuole comprare. Per adesso sta andando molto bene”.

> Iosonocobalto, c’è qualche artista attuale con cui ti vorresti confrontare e collaborare?

“Mi piace molto Motta, il modo in cui scrive”.

> Recentemente l’Internazionale ha segnalato in suo pezzo che il mondo della musica presenta più voci maschili che femminili. Cosa ne pensi?

“Secondo me l’ambiente musicale, e lo dico un po’ a malincuore, è abbastanza maschilista sotto tanti aspetti. Anche se dopo Levante c’è stato un po’ il fenomeno delle cantautrici. Ma al momento non siamo in pari, c’è giusto Maria Antonietta di emergenti e poche altre”.

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