A mano disarmata, la mafia va cacciata

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La mafia è una montagna di merda, diceva Peppino Impastato. Una frase che, nel corso degli anni, è diventata il simbolo della lotta contro un’entità astratta, non ben definibile, che lo stesso Falcone in Cose di Cosa Nostra tenterà di elaborarne una definizione istituzionale. Che poi si sia tramutata in un concetto social molto abusato, è un altro discorso. Dimenticandoci, di fatto, che siamo sempre di fronte a una lotta che osserviamo con distacco, demandando alle scritture di Sciascia e alle sporadiche denunce delle cronache locali un qualcosa che, per noi, non esiste. Purtroppo, però, la guerra non è (mai) finita.

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> Federica Angeli, simbolo moderno della lotta alla mafia

Federica Angeli è la giornalista che, qualche anno fa, denunciò pubblicamente la presenza della mafia a Ostia, finendo per questo motivo sotto scorta per oltre 1.700 giorni  (raccontati nel suo libro A mano disarmata). Personalmente, la conobbi circa tre anni fa. Stava intervenendo pubblicamente a Piazza Anco Marzio di Ostia Lido (Roma), anche se ora non ricordo bene in che tipo di contesto. Fu una scena abbastanza surreale, in quanto, nel momento in cui tentai di avvicinarmi alla donna, venni subito circondato da uomini giganteschi che, successivamente, scoprii essere componenti della sua scorta.

Che di per sé può far sorridere. “Oh, anvedi quello ha sbattuto il muso sulla scorta, che ganzo”. Ma, di ganzo, c’è poco o niente. Perché qui si parla di un’azione comune e normale che può diventare pericolosa. Mettiamo caso che vedi tua madre in lontananza e, come fai sovente, bussi alla sua spalla, aspetti che si gira verso di te e cominci a parlarle, magari ricordandole che è finito il latte. Se tua madre fosse sotto scorta, però, verresti placcato ancor prima di poter elaborare il pensiero “Cavolo, non ho il latte per i miei cocopos”.

Nonostante questa mia digressione fantozzoniana e dopo aver fatto intendere di essere una persona innocua, parlai con Federica e la invitai negli studi di Radio FinestrAperta per un’intervista. Di quella puntata lì potrei raccontare qualsiasi cosa, ma in mente ho solo alcune parole del mio caporedattore: “Sai, qualche ora fa i carabinieri hanno controllato che l’intero edificio fosse sicuro”. Capito, sì? Cioè, questa persona vive nella costante ansia della morte. Che non è come quando finisce la birra in frigo in inverno e hai l’angoscia di uscire perché piove e fa freddo, mentre tu hai raggiunto l’ideale temperatura corporea per affrontare al meglio il tragitto letto-water. No, qui le cose sono ben diverse. A cominciare dalle guardie del corpo che le aprivano il passo e la ferocia giustizia dipinta negli occhi della cronista. 

Lei non si è piegata alla mafia, e da sempre porta avanti una battaglia più sociale che ideologia. Nei suoi post su Facebook, infatti, si può intravedere quanto la sua non sia una guerra personale, ma coinvolge tutti i cittadini del X Municipio di Roma. Oh, senza fare finti moralismi, credo che, oggi come oggi, bisogna stare vicino a Federica Angeli. E non perché sia una martire, ma perché vuole ridare uno spessore rivoluzionario ai cittadini

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Solo che, alla prima udienza contro il clan Spada, Federica Angeli non trovò attorno a sé nessun cittadino e/o commerciante di Ostia. Nemmeno io fui presente. E questo mi ha dato da riflettere, a come lo sbandierare i nostri sentimenti antimafiosi siano – purtroppo – circoscritti solo nel mondo online. A come ci riempiamo la bocca di enunciazioni come “Ah, sì, la mafia fa schifo”, ma poi facciamo fatica anche solo ad alzare le serrande (riferimento voluto, se sapete cosa intendo).

> La passeggiata della legalità contro la mafia

Così, ho partecipato alla passeggiata della legalità a mano disarmata, andata in scena giovedì 14 giugno 2018 con partenza proprio sotto casa della giornalista. Televisioni, radio, commercianti, cittadini anche non residenti del X Municipio: insomma, una folla che chiamava a gran voce l’encomiabile esempio di chi sa muovere le masse.

Lei è in lacrime, scende dal suo balcone con suo marito e i suoi due figli. Rilascia dichiarazioni, emozionata, commossa, ma forte di quel mare di gente che è lì non solo per lei, ma per dire “Basta alla mafia”. Un corteo che, durante la camminata, chiama a raccolta anche i curiosi che si affacciano dagli altri balconi. “Scendete giù”, “Che ci fate in casa?”, “Aprite le serrande”, si urla per strada. Forse Ostia si sta rialzando. 

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> A mano disarmata, la mafia va cacciata: il mio reportage

Raccontare la vita di un cittadino del X Municipio è quantomai complesso. Raccontare la vita di un cittadino del X Municipio sotto scorta lo è ancora di più. Ma posso asserire un concetto: Federica Angeli è un’eroina, ma non deve restare circoscritta nell’universo dei social. Non dobbiamo perdere il punto centrale della faccenda: la mafia riguarda tutti, direttamente e indirettamente. Combattere contro la criminalità organizzata significa essere uniti contro essa, e non lasciare agli altri “l’ingrato” compito.

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Scendere in piazza, richiamare l’attenzione delle associazioni, farsi sentire con il megafono, ci ricorda con forza che questa è una battaglia sociale comune. Lo dice anche Federica Angeli: “Singolarmente non siamo nessuno”. Non dobbiamo limitarci a erigere una persona a statua vivente di grande valore, se poi essa viene lasciata sola. Federica è il nostro volto, le nostre parole. Noi dobbiamo essere la forza che scardinerà una volta per tutte la mafia da Ostia. Di seguito il mio video-reportage della passeggiata della legalità. 

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