Simbolo di Roma e del tempo che passa

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Ero in Germania quando scrissi questa lettera aperta a Francesco Totti. Stavo vivendo uno dei momenti più intensi della mia vita, e vedere il suo addio al calcio mi ha donato solo emozioni positive. Pensare che tutto è iniziato grazie a mio nonno.

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Conobbi la Roma e Francesco Totti grazie a mio nonno. Era un tifoso sfegatato, in casa aveva ogni sorta di oggetto legato alla Roma. Con lui ho imparato ad ascoltare le telecronache guidate da Lamberto Giorgi, a tifare questi colori e a capire che quel Totti non sarebbe stato solo un nome.

Ho sempre identificato il Capitano con la Roma, anche quando si trattava della Nazionale. Non sono riuscito a capacitarmi del suo addio all’Azzurro, figuriamoci adesso.

Ho festeggiato la conquista dello Scudetto e la vittoria del Mondiale con te, ho una scrivania con le tue foto mentre alzi Coppe e Supercoppe, ho la maglietta ufficiale del 2001 col tuo nome stampato, ho un quaderno ad anelli con le tue esultanze incollate sopra, ho una foto che ti ritrae insieme a Montella e Delvecchio.

Sono riuscito ad andare allo stadio solo una volta: Roma 4-2 Inter, e ancora ricordo come incitassi Holebas a correre sulla fascia per segnare quel gol. Ricordo il boato della Curva quando fu annunciato il tuo nome, lo stadio tremò sotto i miei piedi. Era qualcosa di non umano.

> Per me sei stato, sei e sarai sempre la Roma

Ai miei occhi sei sempre sembrato più che un calciatore. Certo, il calcio resta uno sport, ma tu sei riuscito a elevarti a un piano superiore, sei diventato una leggenda. Quella stessa leggenda che non ha mai abbandonato il suo sogno, e ci ha ricordato una lezione più importante di tutti: l’umiltà. Quella stessa umiltà che ti ha fatto piangere di fronte a tutte quelle persone ti hanno amato, ti amano e ti ameranno sempre, anche se non ti conoscono direttamente. Che ti hanno guardato, ti guardano e ti guarderanno come un fratello e un amico, anche quando questo sport sembrava marcire dalle fondamenta.

Totti è la Roma, la favola calcistica più bella che si possa raccontare. Le lacrime che ho versato sono state tante, al solo pensiero che non potrò più identificare la Roma così.

> Il tempo passa, e noi non ce ne siamo accorti

Noi, quelle stelle lacrime le abbiamo versate non solo perché tu sei la bandiera moderna di uno sport ormai sempre più business. Ma perché sei anche il simbolo del tempo che passa. Perché durante il tuo commovente addio, ognuno di noi ha rivisto in te quegli anni della propria vita identificati nel “periodo Totti”. Perché mentre tutto cambia, desideriamo che le nostre abitudini restino lì, ferme, a darci sicurezza. Quella quotidianità che ci conceda speranza, che ci rassicuri. Francesco Totti, il calciatore, era anche questo: una quotidiana certezza.

Perché anche se le lancette dell’orologio facevano il loro inesorabile giro, ogni anno ad agosto sapevamo che ti avremmo rivisto con la maglia giallorossa. Eri la nostra abitudine.

Negli ultimi mesi non hai giocato tantissime partite, ma il fatto che eri in panchina rassicurava un po’ tutti, come fossi quello sprazzo di quotidianità a cui ci aggrappiamo per non impazzire, giorno dopo giorno.

Ma quel giorno ci hai fatto capire che il tempo passa, per tutti. Ed è vero, il futuro fa paura, in qualsiasi situazione. Ma almeno, grazie a te, sappiamo che un amore sincero non finirà mai.

Grazie.

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