L’immenso splendore del Parco dei Mostri di Bomarzo

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Il Parco dei Mostri di Bomarzo presenta delle sculture di una bellezza inequivocabile. Si tratta di un luogo affascinante da visitare, dove il grottesco diventa concreto e tangibile in ogni sua sfaccettatura. Visitare quest’arte ‘oscena’ e piena di mistero vuol dire entrare a contatto con demoni gloriosi e incantevoli. Girare tra le rovine insinua nella nostra mente emozioni oscure e tenebrose, costellate però da magnifiche opere tramandate dalla pietra.

> Il Parco dei Mostri di Bomarzo: cenni storici

Chiamato anche il Sacro Bosco o la Villa delle Meraviglie, il Parco dei Mostri di Bomarzo si trova in provincia di Viterbo (Lazio). Il primo nome fu dato da colui che volle realizzare tale complesso, il principe Pier Francesco Orsini (detto Vicino Orsini), al fine di dedicarlo alla defunta moglie, Giulia Farnese.

Il progetto della struttura fu commissionato all’architetto Pirro Logorio nel 1547, mentre, riguardo alle sculture, si pensa siano di Simone Moschino, che, tra le sue opere, annovera la facciata marmorea della chiesa di San Giovanni Evangelista di Parma. Non l’ultimo degli scemi, insomma. 

Secondo alcuni storici, questo ampio giardino potrebbe essere ispirato dal Hypnerotomachia Polyphilii di Francesco Colonna, testo conosciuto anche come Sogno di Polifilo: la storia racconta il lunghissimo sogno di Polifilo, durante il quale il protagonista, infelice per la morte della moglie, Polia, intraprende un viaggio iniziatico per sfidare la morte e ricongiungersi con lei. La stessa storia di Colonna confermerebbe anche la tesi descritta sopra, cioè che il Parco fosse una dedica di Orsini alla moglie defunta. Gli elementi ci sono tutti. 

Nel corso del tempo, il Sacro Bosco divenne meta di pellegrinaggio per artisti, poeti e letterati, fino al 1950, quando venne acquistato e restaurato dai coniugi Severi Bettini per renderlo visitabile al grande pubblico. Una scelta azzeccata, visto che a oggi è un luogo molto famoso in Italia.

> Bomarzo: il parco tra mitologia e… alchimia

Come vedremo tra poco, il Parco cela numerose ed enigmatiche statue che rimanderebbero alla branca dell’alchimia e della magia. Molti studiosi infatti affermato che il principe fosse dedito allo studio di queste due materie, il che verrebbe dimostrato dalle iscrizioni presenti su alcune sculture ancora oggi non interpretabili. 

Inoltre, uno degli obiettivi originari della realizzazione della struttura sembrerebbe esser stato quello di utilizzare il Parco come luogo per ritrovare se stessi, forse – allegoricamente parlando – al fine di affrontare i propri demoni. Lo stile grottesco e soprannaturale enfatizzerebbe la necessità di perdersi e addentrarsi in un luogo di perenne confusione, oltremodo magico e inquietante, per uscirne pulito e come uomo nuovo. 

Alchimia, magia, natura, mitologia. Tanti elementi che possono essere ritrovati nelle sculture presenti all’interno dell’ampio complesso. Vediamone alcune. 

> La casa pendente

È il primo motivo della mia visita al parco di Bomarzo. “Oh, ma lo sai che lì c’è una casa pendente?”, mi disse un mio amico una volta. Da quel momento, persi completamente la testa. Dovevo vedere quella bislacca architettura. E la realtà non illuse le mie aspettative. La casa, visitabile al primo piano, è fortemente pendente. Non si tratta solo di un fattore ottico, ma anche fisico: appena entrati, automaticamente il nostro corpo reagisce alla pendenza orizzontale, il baricentro cerca di ritrovare equilibro e il contrasto con la gravità è intenso. Dopo qualche minuto, però, ci si abitua.

Il pendio della struttura è data da un masso inclinato posto alla base, perciò la casa è volutamente così. Inoltre, si ritiene che l’entrata originaria del Bosco fosse esattamente di fronte la Casa Pendente. L’emozioni suscitate sono state molteplici, ma mi stavo rendendo conto di essere dentro l’immaginazione di un uomo che ha volutamente una casa pendente. Cosa lo ha spinto a questa decisione? Perché farla pendente? Qualcuno ci pagherà sopra l’IMU? Tutto ciò resta ancora un’affascinante mistero

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> Un faccione mitologico

L’entrata principale – quella odierna – ci porta subito al primo vero mostro del Parco, un faccione gigantesco che sorregge quello che sembrerebbe essere un globo, con la parte superiore della bocca aperta, ruggendo mentre si erge dalle viscere della Terra. Ciò che vediamo è un urlo sordo, non sentiamo nulla: ma lui è di fronte a noi, e sta scavando per uscire fuori.

L’opera viene identificata con due personaggi mitologici: Proteo, divinità marina e oracolo della religione greca in grado di cambiare forma in ogni momento; Glauco, proveniente dalla mitologia greca, un essere umano divenuto divinità marina dopo aver mangiato erba di cui erano ghiotti molti pesci, con il risultato di perdere le gambe per far posto a una coda di pesce. 

Personalmente sono appassionato alla mitologia greca, e trovo strabiliante la scelta dell’artista di lasciare indizi riguardanti a essa. Anche perché, non sono neanche gli unici.  

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> Il ‘caloroso’ benvenuto delle Sfingi

Prima ancora di questo faccione, troverai due Sfingi sopra ad altrettanti piedistalli di pietra che, a modo loro, ti daranno il benvenuto. L’aspetto di entrambe le opere rimarca dettagli classici (donna con corpo di leone) ed egizi (non hanno le ali). Entrambe sembrerebbero essere un vero e proprio avvertimento per il visitatore: se vuoi entrare nel Parco, dovrai fare attenzione. Molta attenzione.

Sotto le Sfingi infatti possiamo leggere due didascalie diverse. La prima: “Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante maraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”. La seconda: “Chi con cigli inarcate et labbra strette non va per questo loco manco ammira le famose del mondo moli sette”. Particolare attenzione alla parola “sette”, che, oltre alle consuete Sette Meraviglie del Mondo Antico, che – a quanto ho capito – potrebbe indicare le sette operazioni dell’alchimia.

Il loro ruolo all’interno del parco è un chiaro rimando al mito di Edipo: la Sfinge custodisce l’ingresso di Tebe. Solo dopo aver risposto in maniera corretta ad un indovinello, si può entrare nella città. 

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> Il grande e possente Ercole

No, non quello Disney, sto parlando di Ercole, quello delle 12 fatiche greche, Eracle per i romani. Anche lui è presente con “Il Colosso”, la più grande statua del Parco. L’eroe viene raffigurato mentre lotta con Caco, narrato originariamente come antica divinità del fuoco, per poi essere raccontato come mostro scimmiesco o mostro sputafuoco. La sua apparizione l’abbiamo nella decima fatica di Ercole, quando l’eroe deve rubare i buoi di Gerione. 

In questa statua, possiamo riconoscere due aspetti alchemici riguardanti i capelli di Caco: li vediamo sparsi a raggi, come se alludessero a elementi alchemici particolari (il fisso e il volatile); da un’altra prospettiva, sembrerebbero indicare le fiamme del “Fuoco segreto”, senza il quale nessuna operazione darebbe risultati. 

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> Il simbolo del Parco: l’orco

L’immagine più celebre della struttura, il suo simbolo per eccellenza: è l’orco, questo grande faccione anch’essa con una bocca spalancata, che mostra una camera svuotata nel tufo dov’è possibile entrarvi e creare urla spaventose. Rispetto a mostro iniziale, le labbra sono molto più strette, gli occhi traforati e troviamo una scalinata che ci invita a essere inghiottiti dall’orrenda creatura. 

È incredibile e affascinante allo stesso tempo pensare alla mole di lavoro eseguita per creare una bellezza spaventosa come questa, due fauci che, al suo interno, presentano una lunga panca e un tavolo dove poter coricarsi, proprio nelle fauci del mostro. Ancora più intrigante è la scritta posa sul labbro superiore del mostro: “Ogni pensiero vola”. 

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> Un drago spaventoso

Chiariamoci, all’interno del Parco vi sono diverse opere animalesche, ma questo enorme drago – precisamente una viverna – attaccato da un leone, un cane e un lupo è il più bello di tutti, a mio avviso. Non solo incarna linee grottesche, ma la scena presenta una lotta tra bestie fameliche, che non finirà di certo in un istante. Inoltre, nell’alchimia, la figura del drago è molto importante e nota anche con altri appellativi (terra, acqua, piombo, libro, fontana, antimonio).

In Naturalis Historia di Plinio, il drago è acerrimo nemico dell’elefante – anch’esso presente nel parco poco distante dall’animale mitologico -: il drago, infatti, attacca l’elefante per berne il sangue ma, nello stramazzare, il pachiderma travolge la figura alata, uccidendola. Che sfiga.

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> Parco dei Mostri di Bomarzo: la mia video-visita

La caratteristica più affascinante del Parco è la pietra grazie alla quale sono modellate le sculture, un materiale più duraturo della vita stessa. Risulta allettante pensare che visitare questo luogo significa entrare a contatto diretto con l’immaginazione di una persona, con la sua idea di arte: il grottesco diventa una chiave di lettura originale e splendida del mondo, dove a dominare sono sensazioni cupe e misteriose.

A volte confusionario, il percorso del Giardino si mostra fin da subito pieno di caratteristiche ancora da svelare, a quasi 500 anni dalla sua costruzione. Ciò che ti ho mostrato è solo una parte dello ‘sfarzo’ bomarziano. Se vuoi scoprire le altre bellezze di questa meraviglia, ecco la mia video-visita al Parco dei Mostri di Bomarzo. 

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