Un romano a Londra: “Il segreto è nutrirsi di emozioni”

Un romano a Londra: “Il segreto è nutrirsi di emozioni”

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Questa storia è dedicata a chi, come tanti di noi, decide di partire, uscire fuori dalle propria mura di casa, per cercare un’esperienza altrove. C’è chi cerca un lavoro, chi l’amore, chi semplicemente il significato della vita, o per lo meno un’esperienza che cambi il suo modo di coesistere nel sistema. Uno dei tanti protagonisti degli italiani all’estero è Davide Garritano , ragazzo romano laureato in comunicazione, attualmente a Londra. Il 20 marzo 2017 decisi di intervistarlo per un mio vecchio blog, ormai chiuso. Lui ed io siamo ottimi amici, fratelli per le tante esperienze di vita condivise, e ho trovato giusto riproporti la sua storia, con quest’intervista che gli feci – ormai – un anno fa.

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> Come mai sei lì a Londra?

“Chiariamo subito un punto. A Londra, a meno che tu non abbia un impiego o una laurea che ti garantisca un lavoro immediato magari offerto proprio da aziende o compagnie inglesi, ci vieni perché scappi da una realtà che ti stava stretta in precedenza. La lingua da imparare è un buon motivo, ma è sempre il secondo. Io sono scappato da Roma, da una realtà morta, non tanto verso familiari e amici, ma verso l’immobilismo delle cose”.

> Cosa ti ha spinto a prendere e partire?

“La mia voglia di viaggiare e scoprire me stesso. Sapevo che Londra m’avrebbe messo a dura prova verso alcuni aspetti, ma non pensavo che, a volte, potesse essere così dura. Ma ripeto ho scelto questa città perché sapevo non fosse proprio ideale per il mio stile di vita e volevo confrontarmi con me stesso”.

> Ci sono dei miti da sfatare riguardo questa città?

“Non è tutto rose e fiori come si dice. Fino ad ora, lasciando da parte l’ottimo rapporto che ho con il mio amico Alessio con il quale condivido la stanza (lui è venuto qui un anno prima di me e fa l’infermiere) non ho stretto con nessuno. O meglio conosco molte persone, anche simpatiche e socievoli, ma con nessuno di essi sono andato ‘oltre’. Diciamo che quando lui parte e torna a casa (lo può fare più spesso a differenza mia per motivi lavorativi) non alzo la cornetta per chiamare nessuno o mandare messaggi. Sarà pure la città della multiculturalità, ma io grandi rapporti non ne ho formati”.

> Cosa non si dice riguardo a Londra?

“Per quanto mi riguarda non si dice che la gente viene qua solo per lavorare. Ti spiego. Cinque giorni a settimana si lavora intensamente e la gente non la vedi proprio, sparisce, fantasmi. Poi magari iniziano i giri di chiamate ma solo per spararsi 4 o 5 birre una dietro l’altra, questa cosa proprio non mi va giù. Non credevo fosse una città così fredda. I rapporti sono freddi. Comunque che si fottessero, per quanto mi riguarda non perderò i miei valori qui e la mia voglia di vivere”.

> Italiano all’estero: com’è la visione del proprio paese?

“Per me molto buona. Al 90% dei casi ho trovato una ‘parola in più’ dagli stessi italiani. Per la maggior parte delle volte invece le discussioni che ho avuto sono state, non tanto con gli inglesi, quanto con degli immigrati come d’altronde lo sono io. Credevo ci fosse più solidarietà tra popoli emigrati, invece, a volte, ti devi ricredere anche su questo”.

> A proposito di estero: com’è la situazione Brexit?

“Ancora tutto fermo. Per il momento non è successo niente. Ma poi scusa, t’immagini ci cacciano davvero tutti? Londra si svuota in un momento. Se questa città va avanti così fortemente è solo grazie agli immigrati da qualunque posto del mondo. Credo che ci saranno scenari più chiari alla fine del 2017, per poi vedere cosa vorranno fare nell’ultimo anno e mezzo prima dell’uscita”.

> Poletti: “Giovani italiani vanno all’estero? Alcuni meglio non averli tra i piedi”. Lascio a te il commento.

“Al caro Poletti ho risposto cordialmente nella mia pagina facebook Una vita a tremila – a Londra. Invito ad andare a vedere il mio video sulla pagina. E Comunque visto quello che è successo con il Senatore Minzolini si potrebbe dire l’esatto contrario: alcuni parlamentari sarebbe meglio non averli nel momento in cui ci sono da prendere delicate situazioni sulle sorti del paese”.

> Cosa ti inorgoglisce di più di essere a Londra?

“Sono fortemente orgoglioso di essere qui, di poter parlare liberamente a lavoro, di far valere le mie idee, di poter contare solo su me stesso. Quando vivi solo, a volte mangi solo, ti ritrovi ad andare al parco da solo e sperare di incontrare qualche bel cagnolone che riempi, anche solo per un secondo, quel vuoto che hai dentro per aver lasciato il tuo di amico a quattro a zampe… beh, devo continuare? Quando vivi solo, quando sai che là fuori vai a ‘lottare’ da solo, sai che devi diventare un uomo”.

> Cosa ti fa arrabbiare di più nell’essere là?

“Mi fa incazzare il fatto che ho già cambiato due lavori nell’arco di otto mesi, cosa impensabile a Roma. Anche se nel primo ho avuto un pò di problemi con il contratto (motivo per cui ho lasciato) mi hanno sempre pagato regolarmente. Mi fa incazzare il fatto che la mattina mi alzo e non posso dare il buongiorno alla mia famiglia. Questo mi fa terribilmente incazzare. Mi fa incazzare il fatto che da pochi giorni ho finito il percorso da pubblicista, iscritto regolarmente e dopo due giorni dall’iscrizione ho di nuovo lasciato il mio paese per venire qui. Ora provo a girare curriculum ad alcune aziende operanti nella comunicazione, soprattutto verso il nord Italia. Se non andrà questa strada, che ho voluto fortemente da sempre, non credo comunque che rimarrò a Londra, questa città non fa per me, non ci rimango a vita in mezzo il caos totale”.

> C’e una canzone che potrebbe descrivere questa esperienza?

Un mondo migliore di Vasco Rossi. Perché è quello che vorrei. Un mondo migliore lo si può avere solamente se ricominciamo a guardarci negli occhi e provare sentimenti forti”.

> C’è qualcosa che vorresti cambiare di questi ultimi mesi?

“No, non cambierei nulla. Sono contento di quello che sto facendo. Sono felice di alzarmi la mattina e guardarmi allo specchio, perché cerco di dare sempre il 100% con fatica e umiltà. Posso dirti però che sicuramente cambierò alla fine di questo anno. Non so dove sarò, ma sicuramente qualcosa cambierò, perché alla fine quello che conta è cercare di nutrirsi, sempre, di nuove emozioni”.

Personalmente, ho sempre sognato di fare un’esperienza di qualche anno fuori Italia, affascinato probabilmente dal costante desiderio di mettermi in discussione. Fortuna volle che un mese dopo quest’intervista venni chiamato a lavorare in Germania, ma purtroppo non finì bene per me. Questa è un’altra storia, che forse un giorno ti racconterò. Se invece vuoi raccontarmi la tua storia all’estero, non esitare a scrivermi. Ma ora vorrei chiudere questa intervista con due brani che mi porto nel cuore da sempre, che rappresentano un po’ il mio stato d’animo leggendo tutte queste parole. 



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