Gli STAG e la loro affascinante storia musicale

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Ho avuto modo di conoscere gli STAG a Radio FinestrAperta, e sono rimasto entusiasta non solo della loro storia, ma anche della loro musica, adatta per la playlist di ogni viaggiatore. Le loro sonorità sono incredibili, coinvolgenti, evocative. Ho finito gli aggettivi, perciò te li faccio conoscere più da vicino: qualche giorno fa, infatti, mi sono scritto con Marco Guazzone, voce e pianoforte della band. 

> Come nasce la storia degli STAG?

“È stata proprio la passione per la musica a farci conoscere e a incrociare le nostre strade. Era il 2010 quando abbiamo cominciato a suonare in gruppo. Prima eravamo semplicemente una squadra, col tempo e con tutto quello che abbiamo vissuto insieme ora siamo diventati come una famiglia”.

> Come mai avete scelto il simbolo del cervo?

“Si tratta di un animale che ci ha sempre affascinato. Elegante, maestoso, forte e misterioso. Rappresenta la parte più cinematografica, intensa e rock del nostro progetto musicale, che si unisce poi alla parte più classica, romantica e intimista rappresentata delle due rose del nostro logo”.

> Parliamo del 2017, un anno strepitoso per gli STAG, segnato dall’uscita dell’album Verso le meraviglie. Vi aspettavate tutto questo successo?

“Fu davvero una bella sorpresa scoprire che c’è ancora tanta gente che ci segue, ci supporta e fa il tifo per noi. Soprattutto in un momento in cui va di moda tutt’altro genere e le tendenze musicali sono dettate da progetti molto distanti dal nostro. Non è scontato ed è stato davvero un regalo prezioso”.

> Non molti lo sanno, ma dietro a un album ci sono giornate intense di lavoro. Mi raccontate una vostra giornata tipo di registrazione?

“È vero, lo studio di registrazione è una dimensione molto impegnativa soprattutto quando lavori a un album che, come è il nostro, è stato interamente auto-prodotto. Gli sforzi sono ancora maggiori perché devi trovare l’equilibrio giusto tra la parte creativa e quella logistica. Non è facile essere contemporaneamente artista e manager di se stessi, ma è stata una bella sfida che ci ha insegnato moltissimo.

La giornata tipo parte dalla mattina, in studio alle 9:30 per essere pronti a registrare alle 10:00. Di solito la mattina registriamo basso e batteria, poi si va in pausa pranzo (un pranzo leggero altrimenti poi nessuno ha più voglia di fare nulla…), e se siamo stati bravi ci concediamo anche un gelato prima di riprendere il lavoro.

Durante il pomeriggio si passa alla post-produzione di quello che si è registrato la mattina, si registrano altri strumenti come la voce e la tromba, poi la sera si riascolta tutto. Dipende dai giorni ma molto spesso ci è capitato di finire a notte fonda. Quando sei concentrato e ispirato ti dimentichi di tutto il resto, della stanchezza, della fame, degli orari, importa solo la musica.

In studio cerchiamo di mantenere in sempre un’atmosfera amichevole e rilassata perché sono molti i momenti critici in cui si discute per risolvere determinate questioni, quindi è molto importante avere sempre uno spirito collaborativo e propositivo”.

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> Il nuovo ‘figlio’ vi ha portato a suonare assieme a grandi artisti della musica italiana (Levante, Niccolò Fabi, L’Aura, Elisa, Andrea Bocelli): cosa loro vi hanno trasmesso e cosa voi avete trasmesso a loro?

“Per ognuno di questi incontri e collaborazioni che potremmo definire ‘magiche’ avremmo tantissime storie da raccontare. Il solo fatto di poter intrecciare la nostra musica con questi mondi nuovi già dimostra che se è accaduto è perché c’è stato da parte di questi artisti un interesse a condividere e dare spazio a degli emergenti come noi.

Questo già racconta molto secondo me perché non è da tutti offrire delle opportunità del genere. Quello che possiamo dire è che sono state come delle scuole, dei corsi avanzati non solo sulla musica, ma anche sull’umanità. Ognuno di loro ha condiviso con noi degli aneddoti e dei consigli preziosissimi che ricorderemo per sempre”.

> Lungo la strada gli STAG hanno incontrato anche artisti internazionali, come Ed Sheeran. Avete notato differenze sostanziali di pensiero tra la musica italiana e quella estera?

“Sicuramente, proprio riguardo all’incontro con Ed Sheeran, posso dire di aver vissuto in prima persona un approccio alla musica molto più aperto e libero. Non credo che sarebbe potuta succedere una cosa del genere con un mega artista italiano, e non per colpa dell’artista, ma di tutta la macchina che gli gira intorno.

A me è stata data la possibilità incredibile di collaborare con uno degli artisti più famosi e importanti al mondo. Ed è successo perché c’è stato un confronto diretto fin dall’inizio, via mail e poi via skype ho potuto fare delle proposte e dimostrare che tipo di idee avevo in mente sul lavoro da fare. È bastato quello, un po’ di fiducia e tanto amore per la musica. In Italia forse avrebbero detto, ‘è troppo giovane’, ‘troppo inesperto’, ‘potrebbe essere un rischio’…”.

> Non solo musica, ma anche televisione: Tutto può succedere 2, fiction della RAI, ha accolto le vostre canzoni. Com’è stata quest’esperienza? Ci sarete anche per la terza stagione?

“Abbiamo collaborato anche alla terza stagione, sia nella colonna sonora che nel cast. È un’esperienza molto divertente che ci ha fatto conoscere tante persone speciali. È proprio grazie a questa serie tv che abbiamo avuto la fortuna di conoscere Matilda De Angelis. Da lì è nata una vera e propria amicizia che ci ha fatto condividere insieme dei momenti molto belli”.

> E anche cinema: insieme a Marianne Mirage, avete scritto The Place per l’omonimo film di Paolo Genovese. Dev’essere stata indelebile quest’esperienza.

“Questa è stata davvero surreale perché è culminata con la candidatura ai David Di Donatello. L’incontro con il Presidente Della Repubblica al Quirinale, la sfilata sul tappeto rosso, la cerimonia in sala. È un giorno che non dimenticheremo mai. Ritrovarsi in mezzo alla storia del cinema italiano e non (eravamo a pochi passi da Steven Spielberg!) è stato qualcosa di davvero magico. Ed è bello vedere che piano piano gli sforzi e la fatica cominciano a venir ripagati da queste grandi soddisfazioni”.

> Siete stati anche attivi nel sociale, sia nel campo della disabilità sia nella lotta contro le mafie. Secondo voi, la musica può ancora essere veicolo di messaggi solidali significativi?

“Credo sia proprio il potere della musica questo. Quello di custodire un messaggio, veicolarlo e portarlo in un secondo ovunque e a chiunque. Poter raccontare una storia attraverso una canzone e avere poi la possibilità di essere ascoltati è una grande opportunità e quando possibile è importante sfruttarlo al meglio”.

> Veniamo a Kairòs. Quali sono stati i riscontri in merito al pezzo?

“Ci ha sorpreso molto l’accoglienza di questo brano. In positivo. Musicalmente raccoglie vari mondi, colori e atmosfere che ci rappresentano e parla di quel momento in cui capisci che le cose devono cambiare e solo tu puoi farlo. È un inno a svegliarsi, rialzarsi e prendere in mano la propria vita. È una sensazione che abbiamo vissuto sulla nostra pelle ed è stato bello vedere che ci ascolta ha sentito e colto la sincerità che di questo brano”.

> Dagli inizi ai primi mesi del 2018: in cosa sono cambiati gli STAG?

“Siamo sempre gli stessi. Forse un po’ più responsabili e consapevoli, ma siamo sempre mossi dalla passione per la musica, che so ci guiderà in ogni scelta che faremo”.

> Cosa ci dobbiamo aspettare dal 2018 degli STAG?

“Siamo a lavoro su nuovi brani, nuove colonne sonore e nuovi progetti. E nel frattempo non riusciamo a smettere di suonare…”.

> Dulcis in fundo: c’è un momento in particolare nella vostra carriera che vi ha fatto pensare “Meno male che ho scelto questo mestiere”?

“Ho avuto questa sensazione a settembre quando siamo saliti sul palco dell’Arena di Verona per aprire il concerto di Elisa. Ero così emozionato che quando mi sono seduto al pianoforte non volevo più aprire gli occhi. Ad un certo punto però mi sono detto: “Non posso non guardare, li apro quanto basta per sbirciare un po’…”. Fu molto intenso, l’Arena completamente piena, con un pubblico che nonostante non fosse lì per noi non solo ci stava ascoltando, ma lo faceva con attenzione, con rispetto, batteva le mani e partecipava. Fu un momento bellissimo”.

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